Sull’importanza del tocco

Scrivo queste parole al rientro da un ritiro della scuola di formazione che sto frequentando, in cui, spesso e volentieri, al centro di ogni pratica c’era il tocco in ogni sua forma: una carezza, un abbraccio, il massaggio, il tapping e altre.

Ogni volta che questo contatto veniva sciolto, l’invito della mia Maestra era di farlo lentamente, con una carezza lentissima che terminava con un tocco delicato, ma rassicurante.

Mi sono accorta di quanto avessi sete di un posto sicuro in cui sperimentare la pelle dell’altro e ho subito realizzato che quando si comincia ad abitare veramente il proprio corpo, una delle primissime domande da porsi è:

“Come percepisco il contatto?”

Perchè nel momento in cui si prende coscienza del proprio involucro, è imprescindibile capire in che modo quest’ultimo entri in relazione con il mondo esterno.

Quello che spesso vedo, incontrando persone di tutte le età, è come il tocco venga respinto da alcuni, mentre per altri sia qualcosa di cui si ha quasi sete: un bisogno profondo.

Personalmente, ho sempre tenuto alla larga il mondo esterno: poco tocco, e anche molto freddo. Questo si riversava poi nel modo in cui io stessa toccavo la mia pelle, ovvero quasi senza nemmeno rendermene conto.

Da un anno e mezzo a questa parte, invece, ho cominciato ad accarezzarmi, a volte con il cosmetico, a volte senza, per una coccola rilassante. Devo dire che questo scivolare sulla pelle ha portato pian piano ad una sensazione di contenimento che ho percepito in maniera importante e, senza accorgermene, ho iniziato a portare con me un calore diverso, che riuscivo a sentire intensamente nel momento in cui davo un abbraccio o una carezza ad una persona a me cara, senza la necessità di intervenire con le parole.

Conoscevo il potere del tocco, ma solo la consapevolezza di averne estremo bisogno mi ha spinta a lasciarmi andare e farmi sostenere da persone a me vicine (e fidate) anche solo con una mano poggiata sulla mia spalla.

Mi sono allora chiesta:

E se ogni volta che tocco il mio corpo, io stessi in realtà comunicando con me stessa?

Se ogni carezza fosse una rassicurazione per il mio sistema nervoso, così sovraccarico di stimoli?

E poi pensato:

Per noi è sicuro il contatto? Tocchiamo il nostro corpo?

La nostra pelle può godere di questa coccola di cura?

E mi sono ricordata che, in linea di massima, entriamo in contatto con questa dimensione di auto-tocco almeno due volte al giorno, proprio quando utilizziamo un cosmetico, che non è necessariamente un siero molto elaborato, ma può essere ad esempio il sapone per le mani.

Se anche solo per un istante ne sperimentassimo la potenza, sono sicura che il modo in cui intendiamo la cura della pelle potrebbe prendere dei risvolti meravigliosi, che noi, con umiltà, vogliamo assaporare e poi offrire.

Per questo, abbiamo iniziato la nostra collaborazione con la Dott.ssa Erica Francesca Poli, psichiatra e psicoterapeuta: per conoscere ancor più a fondo l’importanza di questi gesti: su Instagram @pangeaskin e su YouTube potete trovare degli spunti di svolta, eccone uno:

Ilenia

Co-fondatrice

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Da rimedio tradizionale a cosmesi sostenibile.

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